CULTURA E PATRIMONIO

LA PROCESSIONE DELLA SS. IMMACOLATA A NICOTERA MARINA

raccontata da Umberto di Stilo - Vito Teti

immagini anno: 1966 - 2005 - 2006 - 2007

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La processione dell’8 dicembre è una delle più

originali e spettacolari che si verificano nella nostra regione

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LA PROCESSIONE dell’Immacolata che tutti gli anni l’8 dicembre, si svolge nella marina di Nicotera, è certamente una delle più originali, appassionanti e “spettacolari” che si verificano nella nostra regione. Il mito di fondazione narra che una violenta tempesta, sul finire del Settecento, aveva costretto l’equipaggio di una piccola imbarcazione a liberarsi del carico che trasportava per non affondare nel corso di una violenta tempesta.

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I pescatori e il racconto della cassa luminosa

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I pescatori raccontano ancora che un loro antenato, dal rione “Palmenteri” nella zona bassa di Nicotera, dove allora vivevano poche persone dedite alla pesca e ai commerci via mare, vede una cassa luminosa galleggiare all’altezza dell’odierno rione Marinella. Inizialmente pensa a un leggendario tesoro e alla possibilità di arricchirsi. Chiama un suo parente e con lui si dirige sulla spiaggia. I due si accorgono che la cassa, trascinata dalle forti correnti, si era ormai spostata dal punto in cui l’avevano avvistata per avvicinarsi in prossimità del Fosso. Con la collaborazione di altri familiari recuperano la cassa nella quale trovano la statua dell’Immacolata, oggi collocata nell’omonima chiesa della marina di Nicotera. Qualche tempo dopo il ritrovamento della statua giungono a marina due signori che si dichiarano proprietari della scultura e ne chiedono la restituzione. Tuttavia non riescono a spostare la statua dal piedistallo su cui i pescatori avevano provveduto a sistemarla all’interno della chiesetta dedicata all’Annunziata, edificata nel 1755 nel luogo in cui prima sorgeva un monastero di S. Francesco d’Assisi. Come in molte altre aree del Mezzogiorno e nei principali luoghi di culto della regione è la Madonna a scegliere ed indicare il luogo di fondazione di una chiesa o del luogo di culto, secondo un modello ampiamente presente in Calabria già nell’VIII secolo, con l’arrivo della Madonna di Romania a Tropea, ma adesso profondamente rinnovato, dopo il Concilio di Trento. La marina di Nicotera, a quanto pare, era stata abitata fin dal Cinquecento da una colonia di spagnoli dediti alla pesca delle spugne allora presenti in gran quantità sui fondali della scogliera. Il culto dell’Immacolata, che “sceglie il luogo”, accompagna il trasferimento, in forma stabile, di alcune famiglie di pescatori nei luoghi in cui prima esistevano soltanto delle precarie baracche nelle quali custodivano reti e attrezzi di pesca. Nel 1819 gli abitanti della marina sono ormai circa duecento; nel 1832 la chiesa viene dedicata alla Madonna Immacolata. Si affermano, lentamente, una ricca attività peschiera e una cultura marinara. La processione con la statua lignea dell’Immacolata, portata a spalla da appartenenti alle diverse categorie sociali, esce dalla chiesa parrocchiale. Dopo aver percorso le strade interne dell’abitato, giunge in via marina, e qui entrano in scena i pescatori che, tra canti, preghiere, e ripetute esclamazioni di “Evviva Maria”, prendono in consegna la statua che trasportano fino alla spiaggia. Giunti in riva al mar, si immergono scalzi nell’acqua, bagnandosi fino alla cintola e a volte alle spalle e alla testa, e percorrono il tragitto, compiuto a suo tempo dalla cassa con la statua della Madonna. I portantino camminano dal luogo in cui è stata avvistata la statua al luogo in cui è stata recuperata: disposti sotto le stanghe che sostengono la vara, vengono guidati da due timonieri, sistemati uno a prua e uno a poppa di quella “barca umana”, che debbono fare veleggiare parallelamente al litorale. L’abilità dei timonieri (due tra i più anziani ed esperti pescatori) e dei portantini consiste nel non fare subire alla statua , durante il percorso nell’acqua, sbalzi o ribaltamenti. Portare la Madonna è un privilegio che si eredita. Nella festa e nella processione a mare hanno un ruolo di primo piano i discendenti delle persone che hanno avvistato e recuperato la statua. Quando, dopo un tragitto di quasi trecento metri, raggiunta la contrada Fosso, i pescatori escono dall’acqua, attraverso un ampio arenile e tornano in via marina, dove restituiscono la statua ai “portantini di terra. Questi percorrono le rimanenti vie del paese riportandola statua in chiesa seguiti da una folla festante, che precedentemente, dalla spiaggia, dalle barche, dalle vie in prossimità del mare, aveva seguito il corteo a mare dell’Immacolata. I pescatori manifestano l’orgoglio di essere protagonisti di un rito del quale si riconosce tutta la comunità. Il mare occultato e l’interno perduto. La recente discesa (per ricerca di nuovi spazi da coltivare, creazione di nuove attività, o a seguito di catastrofi) lungo le coste (una volta venute meno le incursioni turchesche e la tirannia della malaria ) viene ricapitolata simbolicamente, nel corso di tante altre processioni a mare o in prossimità del mare. Molti centri costieri (sul Tirreno Cannitello, Palmi, Tropea, Vibo Marina, Paola, Cetraro, Diamante e, sullo Ionio, Bianco, Guardavalle, Noverato, Catanzaro Lido, Crotone, Cirò Marina, Strangoli, Isola Capo Rizzuto, Torre Melissa, Torretta di Crucoli, Cariati Marina, Trebisacce) di antica data o sorti, lungo le coste, a partire dal Settecento e anche negli ultimi decenni, hanno le loro feste (la maggior parte intitolate a Maria di Porto salvo) che d’estete richiamano migliaia di devoti, emigrati, turisti. Si tratta di riti che in qualche modo raccontano lo sforzo di trasformare in “luoghi” quelli che sono ancora dei “non luoghi” o dei “non ancora luoghi”.

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Le processioni aiutano a capire la storia

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Le processioni a mare, come, diversamente, le feste nei paesi abbandonati, aiutano a capire che anche da noi la storia, come scrive Augé, continua a giocarsi “negli strati più profondi di una sociologia in cui si accavallano elementi pre-moderni, moderni e sovramoderni”. Tanti piccolo percorsi processionali non stabiliscono, sempre, dei collegamenti. Le “processioni orizzontali” (non più verticali, come gli antichi pellegrinaggi all’interno) lungo le marine non creano rapporti significativi tra paesi lungo le coste e nemmeno tra zone marine e centri delle zone interne. I contrasti sembrano inscritti, quasi naturali, originari, nell’essere la regione, insieme, una terra di mare e sul mare (con le coste calabresi si distendono per 780 km e rappresentano circa il 19% del perimetro costiero della penisola italiana) e nello stesso tempo regione, il cui territorio, è costituito per il 42% da montagne, il 49% da colline e soltanto il 9% è pianeggiante. Nel corso della lunga storia (fin dalla preistoria) le popolazioni hanno privilegiato, per ragioni diverse, ora l’interno, ora le marine. Il mare ha costituito un luogo che ora appare ora dispare, ora si nasconde ora riemerge, a seconda dei periodi storici. Le immagini odierne, spesso patinate, privilegiano la Calabria sole e mare, quella dei porti di Ulisse e degli itinerari delle sirene, ma non danno conto di nuove frammentazioni che si sono create, di recente, all’interno del nostro territorio. Il mare guadagnato (come ricordano le processioni) resta per molti aspetti ancora un territorio “perduto” e “sacrificato”. Già nell’Ottocento il ritorno lungo le coste non si era tradotto in economie legate alla pesca e ai traffici. E’ oggi il popolamento disordinato delle marine è avvenuto all’insegna della devastazione. La violenza è prevalsa, non di rado, sul sacro. Molti nuovi agglomerati costieri, frutto di colate di cemento che hanno distrutto spiagge e paesaggi, le nuove abitazioni, edificate talvolta come palafitte da moderni selvaggi, nascondono la vista del mare e rendono, diversamente dal passato, precario ed incerto il rapporto dell’uomo con un mare soltanto apparentemente conquistato. Le coste calabresi con le abitazioni nuove, senza intonaco, con i pilastri nudi di cemento, sono il lungo esemplare del non finito dei nostri giorni, delle rovine post moderne. Una “terra senza mare” è diventata “un mare senza terra”. Il “deserto” dalle marine è stato spostato all’interno. La Calabria, a dispetto delle tante retoriche identitarie, continua a non essere pensata e progettata come un’unità all’interno della quale sia gli ottocento chilometri di costa sia il novanta per cento di territorio montano e collinare possano trovare un intenso, fecondo, inedito dialogo. La questione non è facile. Richiede convinta affermazione di un diverso modello di sviluppo, di una nuova cultura dell’ambiente, di una nuova filosofia dello spazio. Non bisogna pensare più a una terra di mare o di montagna . Le zone lungo le fasce collinari avrebbero la vocazione di stabilire raccordi, legami, incontri, mediazioni, riguadagnando una nuova centralità. Bisognerebbe fare un percorso inverso a quello finora compiuto: non più una discesa scomposta, disordinata, violenta verso le marine, ma una risalita attenta, paziente, nuova verso le zone collinari, verso i paesi dell’interno, la montagna. Se prima è stato “necessario” scendere, adesso bisogna restare e camminare, fondare luoghi vivibili da collegare con altri luoghi, in abbandono. Non si propone un nostalgico ritorno al passato, ma la riscoperta, con occhio nuovo, di antichi luoghi, che custodiscono insieme all’anima profonda e alla memoria antica della Calabria, tesori ambientali, artistici, culturali che andrebbero considerati come la nuova grande opportunità, non solo economica, delle popolazioni. Il “luogo Calabria” va rifondato, riguadagnato, come un’unità, che collega tante diversità, non lasciato come tante isole, magari abbandonate, che non trovano mai un legame e una centralità. La processione di Nicotera, con l’Immacolata che “cammina”, sospesa tra spiaggia ed acqua, tra terra e mare, sembra ricordare questa esigenza.

 

 

“il Quotidiano della Calabria”

Mercoledì 8 dicembre 2004

- pag. 49 -

 

Cultura & Spettacoli

IL SENTIMENTO DEI LUOGHI

Il mare guadagnato di Nicotera

di Vito Teti

 

 
 

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